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Nicolosi

Chiesa Madre.
La Chiesa Madre intitolata allo Spirito Santo, è stata costruita su progetto del Vaccarini nella prima metà del ‘700, dopo che gli eventi catastrofici del 1669 e 1693 avevano praticamente distrutto la precedente costruzione che sorgeva tangente all’antica via di comunicazione con Belpasso e Pedara. Sicuramente doveva avere un aspetto simile alle altre “chiese nere” del territorio etneo, così definite per l’uso notevole della pietra lavica nelle decorazioni e nei cornicioni. Tale aspetto esterno è stato guastato dal prospetto costruito alla fine dell’800 secondo il gusto della moda ottocentesca in arenaria bianca. Il campanile invece, non ha subito modifiche rispetto alla data di costruzione. Da notare che il prospetto presenta un doppio basamento in pietra lavica ed è attorniato a diverse altezze da tre cornicioni che segnano lo spazio rispettivamente dell’orologio, delle campane e della guglia. All’interno della Chiesa Madre si possono ammirare: il coro ligneo del XVII secolo sormontato dai bassorilievi in gesso, opere di V. Torre raffiguranti l’Ultima Cena ed il Miracolo di S. Antonio e la mula; un magnifico Crocifisso ligneo di autore ignoto del 1700; due quadri, rispettivamente dell’Immacolata e della Addolorata sempre dello stesso periodo e di autore ignoto; un pregevole organo situato in alto sopra l’ingresso attribuito al Cinquemani. I dipinti del soffitto e della cupola sono opera di G. Barone, le sculture e gli stucchi sono di V. Torre, cui si deve anche il palietto dell’altare maggiore. Nel rispetto della tradizione, all’inizio della Quaresima, l’altare viene nascosto da una tela fino al giorno di Pasqua. La tela in lino, databile al 1846, è stata cucita dalle “Pie Donne” di Nicolosi, ha un’altezza di oltre 20 metri ed una larghezza di 8 metri circa. E’ stata dipinta da Giuseppe De Stefani e rappresenta la deposizione della Croce, con colori dal turchese al blu oltremare. La “Calata della tela” annuncia la Resurrezione ed è un momento sempre toccante. Nella Chiesa Madre si conserva la statua di S. Antonio da Padova, portata in processione in occasione della festività, il 13 giugno.


Chiesa S. Maria delle Grazie.
Nel luogo dove sorge la Chiesa parrocchiale S. Maria delle Grazie, sin dal XVI secolo esisteva una chiesetta, poco più grande di una cappella. Essa era dedicata alla Madonna di tutte le Grazie e fu l’unica a non subire danni negli eventi del 1669, tanto che proprio qui, furono portati e conservati i paramenti Sacri ed il S.S. Sacramento dalla Chiesa Madre. Proprio perché fu la sola a rimanere in piedi tra gli altri edifici sacri, si gridò al miracolo, attribuito dal popolo alla bellissima statua di S. Antonio Abate, che era custodita nella chiesetta. Lo schema planimetrico, da attribuire a maestranze locali, si caratterizza per la luminosità interna. Nella Chiesa si conserva una pregevole statua lignea settecentesca della Madonna delle Grazie e soprattutto, di particolare importanza, la statua lignea di S. Antonio Abate della prima metà del 1600. Il Santo, dal volto scuro e scavato ad indicare le sue origini africane e le assidue privazioni, è seduto e maestosamente rivestito dagli vesti abaziali.
Entrambe le statue sono gelosamente conservate e visibili ai fedeli durante i festeggiamenti in loro onore, nei giorni 31 maggio e 17 gennaio. La Chiesa è ad un'unica navata e presenta ai lati quattro altari in marmo policromo: di particolare rilievo quello dedicato a S. Biagio da collocarsi al tardo Seicento o del primo Settecento e l’altare dedicato al Cristo alla Colonna, ove è posta una statua in legno precedente il 1669. Anche questa Chiesa è abbellita da pitture di Conti e Consoli e sculture di V. Torre, oltre ad opere di A. Abate.


I tre Altarelli.
I tre Altarelli recano le immagini dei Santi protettori del paese: la Madonna delle Grazie, S. Antonio di Padova e S. Antonio Abate. Dopo le continue scosse di terremoto dal 26 aprile 1766 ai primi giorni di maggio, i tremori si trasformarono in eruzione che durò sei mesi, minacciando seriamente il paese, con danni ingenti. Poiché la lava che aveva creato tanta costernazione tra gli abitanti, si era fermata quasi miracolosamente nel bosco dove, in processione erano state portate e posate le reliquie dei Santi protettori, primo pensiero dopo lo scampato pericolo fu di erigere una costruzione per raffigurare i Santi intercessori. Sorsero così, con denaro del Comune, i tre Altarelli, così chiamati per la triplice arcata che caratterizza la struttura e vi furono dipinte le Sacre immagini di S. Antonio Abate, S. Antonio di Padova ed in mezzo la Madonna delle Grazie. Negli anni successivi, la strada di ingresso a Nicolosi fu completata fino al monumento, dove gli abitanti del paese si recavano per pregare. Anche in occasione dell’eruzione del 18 e 19 maggio 1886, si tennero processioni coi simulacri dei Santi ed il 27 maggio sembrò un prodigio che il braccio lavico diretto agli Altarelli, dopo aver raggiunto l’oratorio, improvvisamente si diramasse ad est. In occasione del Centenario dell’eruzione del 1886, sono stati effettuati i restauri degli affreschi, sbiaditi dal tempo e dalle intemperie e la popolazione nicolosita si recava in pellegrinaggio a ricordo degli avvenimenti del 1766 e del 1886. Negli ultimi anni, oltre ad asfaltare la strada, si è provveduto anche a lastricare la zona antistante il monumento, con l’antico sistema delle basole.

Museo della Civiltà Contadina.
A Nicolosi è presente un museo dedicato alle arti, agli usi e ai costumi degli abitanti appartenenti alla civiltà contadina del luogo. La "Casa del museo della civiltà contadina" è situata in Via Garibaldi, nel centro storico a pochi passi dalla piazza principale del paese. In questo luogo è possibile ammirare gli ambienti in cui si svolgevano le attività contadine e gli attrezzi utilizzati nel lavoro e nella vita quotidiana dei secoli scorsi. Il museo offre testimonianze del lavoro e della vita nelle campagne siciliane dell'Ottocento e del Novecento. All'interno del museo è presente una cucina nella quale sono visibili gli antichi fornelli e una serie di utensili per la panificazione. Sullo stesso piano è presente una reception, arricchita da diverse vetrine, contenenti reperti di piccole dimensioni, inerenti alla civiltà contadina e pastorale, quali gli arnesi delle botteghe artigiane dell'epoca. Negli altri ambienti vengono esposti vari oggetti relativi all'attività lavorativa nei campi e diversi contenitori per la conservazione delle materie prime. Al piano superiore si trova un piccolo locale per i servizi igienici e due camere da letto nelle quali, oltre agli arredi, sono esposti anche un telaio di tessitura in legno, una macchina da cucire, un'antica culla sospesa e vari oggetti di religiosità  popolare.


Il Parco dell'Etna.
Dopo varie richieste da parte degli ambientalisti affinchè venissero istituiti in Sicilia alcune aree protette, finalmente nel 1981 con una legge del Parlamento siciliano, furono previste 19 riserve e furono approvate delle norme di salvaguardia di quell’area che poi, sarebbe diventato il “Parco dell’Etna”. La sua istutuzione avvenuta nel 1987, è il riconoscimento degli sforzi compiuti negli anni passati da numerosi studiosi, appassionati estimatori di questa porzione di territorio siciliano. L’uomo ha trasformato profondamente il paesaggio naturale, ma esistono ancora delle zone come le pendici dell’Etna in cui sono presenti delle aree a carattere naturale o seminaturale. Sull’Etna si trovano sia colate laviche recenti in cui ancora manca qualsiasi forma di vita, sia colate laviche antiche in cui si trovano formazioni di pini, faggi e betulle. Nelle zone più alte regna l’aquila reale, mentre in quelle più basse è sviluppata l’attività agricola che ha dato coltivazioni di peri, meli, viti, noccioli e pistacchi, che si alternano a castagneti e querceti. Splendidi esempi della presenza dell’uomo in queste zone sono costituiti dalle case rurali, da ricoveri per animali e da bellissime case padronali con relativi palmenti.
Per proteggere un ambiente naturale così unico è stato istituito il Parco dell’Etna, che si estende dalla cima del vulcano, fino a pochi chilometri dal mare. Compito principale del Parco è riuscire a conciliare la presenza dell’uomo con la difesa dell’ecosistema. Infatti è necessario che le nuove costruzioni non deturpino il paesaggio e che venga valorizzato l’aspetto del territorio, per assicurare il turismo e l’artigianato locale. Per raggiungere questi scopi, l’Ente Parco dell’Etna ha emanato delle norme di comportamento da rispettarsi all’interno dell’area protetta. La sede dell’Ente Parco dell’Etna, dal 2005 è all’interno del Monastero di S. Nicola La Rena, edificio risalente al XII secolo.

L'Etna.
In riva al mare Ionio, tra Taormina e Catania, si erge il maggiore vulcano d’Europa: l’Etna. Questa montagna che, come tutti i vulcani, fuma, spira fuoco, tuona, ha ispirato gli antichi, che hanno legato l’Etna al soprannaturale. Così il vulcano venne visto come un mostro demoniaco cui si dovevano fare omaggi per placarne le tremende ire. La montagna ha un perimetro di circa 300 km e in altezza supera i 3340 metri. Rappresenta una valvola di sfogo della forza della natura, quando dalle viscere della terra scatena la sua ira incontenabile e spinge con boati e scosse di terremoto, la massa incandescente di materia che rovescia sul terreno, in un terrificante spettacolo di fuoco. La lava, è quella pasta fluida di rocce fuse che fuoriesce ad una temperatura superiore ai 1000°, formata da silicati, che contengono anche gas sciolti allo stato molecolare. La colata presenta uno strato superficiale che si scurisce rapidamente raffreddandosi, mentre la fluidità sottostante ne determina l’avanzata. Sulle pendici si possono contare a centinaia di coni e crateri spenti, che con le loro eruzioni hanno determinato l’edificazione di questa opera colossale della natura; ognuno di essi rappresenta un evento, più o meno tragico del passato, nei millenni di ininterrotta attività. Le lave nel loro passaggio, rinnovano le superfici coltivabili e la cospicua presenza di potassio e di fosforo giustifica la notevole fertilità dei terreni circostanti, offrendo buone possibilità d’insediamento umano.
L’Etna rappresenta è anche un enorme serbatoio d’acqua in quanto accumula, per sette mesi all’anno, miloni di metri cubi di neve, che alimentano le falde acquifere da cui i paesi etnei traggono l’acqua potabile. Intorno agli anni quaranta, la neve veniva accumulata nel periodo invernale in delle fosse ricoperte e successivamente estratta e tagliata in blocchi in primavera, per essere utilizzata nel confezionamento di gelati e granite. Tale attività costituiva una delle risorse del paese, come le inesauribili cave di basalto, la cui pietra viene lavorata ed utilizzata per pavimentazioni stradali, stipiti di porte e finestre, muri di contenimento. Attualmente il basalto viene utilizzato anche in edilizia, perché rappresenta un elemento base per la formazione del cemento armato.
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